«E se il buio cancella le caste memorie che la tua mente crede mi appartengano ti narrerò la storia della luna.
Sul perchè essa brilli in cielo senza essere toccata dal sole, sul come possa scomparire piano piano sul far dell'alba, sul come la sua luce possa sembrare cupa e desolata nella sua immensa inquietudine di luci.
Una vergine, casta e bella, apparve dinnanzi al Signore chiedendo perdono per il suo desiderio di amare.
Il Signore ascoltò la sua supplica con orecchie attente e sentendo quanto ella desiderasse amare con tutta sè stessa la uccise credendo che così avrebbe salvato la sua amata puritana.
Ma ella anche nell'aldilà amava amava l'amore e innalzava il suo canto a quell'amore che, morendo precocemente, non aveva mai potuto scorgere.
Piangendo, rammentava uno scoglio, un appiglio, immaginandosi il suo amato:
"
Rosso, come il sangue che Nostro Signore ha versato a terra.
Sfavillante, come la stella più accentuata del firmamente.
Perenne, come quel fuoco che divora l'anima".
Il Signore sentendo il suo canto lamentoso comprese il suo sbaglio.
Ma la morte ormai aveva già avvolto lo spirito della casta vergine in un'abbraccio acerbo, mangiandone il frutto.
Non avrebbe più amato. Non avrebbe più sperato. Non avrebbe più vissuto.
E così Dio, avendone misericordia, quando anche in Praradiso la vergine morì, la fece divenire la luce che tanto era.
Pallida come il candore della purità, Luminosa come gli angeli del Paradiso, e casta come la vergine che era stata.
E così sarebbe sorta ogni notte, rammentando il proprio amore proibito, e aspettando di tramontare perchè esso potesse cominciare a vivere.»
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